Mm = Mi Manca
Mamma (che va sempre all’inizio).
Il cicciopollo-Ciccio-cicciopollo.
Mio padre che mi chiama Strunz a pranzo
Orso&FreddieMercury
Dormire con Celestino. TROPPO.
Pensare a quale Mac comprare.
La mia libreria di iTunes.
Il WiFi nel letto.
Svegliarmi presto per l’uni.
Gli abbracci e i baci di Dana.
Le occhiate di Bianca.
Gli incontri alla cazzo con Marzia.
Le persone che mi sorridono.
Avere cose da fare e (soprattutto) farle.
Domenica Claudia Mennillo AKA Mimma e i nostri giri notturni in solitaria.
McDonald’s.
La pizza. (uè uè stereotype!)
Sentire qualcuno e poi dargli «passo a prenderti»… E non farlo
Spotify.
Guardare RealTime con Frà.
Risolvere gli infiniti problemi di mio fratello con OsX.
Il decoder MySkyHD.
I dischi.
Martina e le canzoni lasciate a metà.
Il caffè di Napoli (uè uè stereotype!)
La Metro.
Non pensare.
L’Auchan e andarci da solo.
Kermit.
Marco.
Mm.
Oggi è il MIO compleanno.
Ti amo.
Cioè in che brutto posto lavoro, che brutta vista quando apro la porta del mio appartamento…cioè…
#LetojaMmi
Io non voglio stare bene, io voglio stare bene con te!
…mi accompagni?
Complice il mio onomastico, avvenuto qualche giorno fa, e la periodica riorganizzazione delle cartelle del Mac (cosa che accade più o meno ogni tre, quattro ore) mi è capitata spesso sotto gli occhi la foto di me, a tre anni, con il microfono viola del Canta Tu Music Line. È uno screen che proviene da un filmatino girato dai miei fratelli in quel periodo della mia vita in cui sono stato un figo assurdo. Ero bello, biondo, con i boccoli, avevo gli occhi azzurri, amavo già la musica come null’altro. Che poi: passi per i capelli che si sono scuriti, ma agli occhi che cazzo è successo?
In ogni caso, questo periodo è un corridoio di schiaffi: una serie infinita di sfighe che va da quelle grandi fino a decine di piccole e quotidiane. Una serie così priva di pause che le paure spontaneamente si moltiplicano per cento. Non so cosa voglio, se voglio qualcosa, dubito addirittura dell’esistenza di me stesso, a volte credo di essere soltanto la proiezione dei miei spettri.
Ogni cosa che mi si pone davanti nasconde il riflesso di una delle mie innumerevoli paure: anche la penna con cui scrivo, il telefono con cui messaggio su WhatsApp, il bicchiere da cui bevo, l’aria che respiro. Domenica partirò per una nuova avventura: non riesco a capire se possa essere la fine di un periododimmerda o l’inizio di uno peggiore. Dovrò, ogni sera, regalare la mia voce a qualcuno che non conosco. Non ho idea di come funzionerò, ma sono curioso e allo stesso tempo impaurito. Un’avventura, un’esperienza come tutte quelle che ho vissuto in questi ultimi mesi, che hanno risvegliato il me più insicuro e impaurito, completamente inopportuno, incapace di affrontare le novità, come un bimbo che non conosce la strada per andare a scuola e vuole comprendere quali siano gli ostacoli e come relazionarcisi.
Però il bimbo non è quello nella foto, sono io, e io avrei voglia di tornare come prima, cercare da qualche parte quel bimbo sereno, tranquillo, solitario e biondo con il microfono viola del Canta Tu, prenderlo per mano e chiedere, io a lui:
«Marco, per favore, mi accompagni?»
Mm

- Mm: Odio quando voglio bene a qualcuno e non se ne rende conto. Quando mi sbatto, butto tutto me stesso in una relazione (interpersonale, non necessariamente amorosa) e poi vengo deluso dal fatto che non mi si considera all'altezza. Ascoltavo «When I Was Your Man» di Bruno Mars, e pensavo che con L. nè con nessun'altra ragazza ho nulla di cui rimproverarmi, i modi gentili, i regali, le attenzioni...il mettere la sua felicità prima della mia, ci sono sempre stati. Eppure finisco sempre per sentirmi in colpa per essere troppo o troppo poco. E poi finisco a scrivere cose come questa, in caselle di testo a caso. E poi finisco per chiedere scusa per averle scritte.
Tu sei pazzo. Sto piangendo da mezz’ora.
Perché?
Nome: Marco
Soprannome: Mm
Professione: Intellettualoide di sinistra AKA zecca
«La mia vita da quattrocchi e due stanghette»
- Frà: «Ma oggi è giovedi?»
- Mm: «Non lo so, io penso solo al domani.»
- Frà: «...mavvaffanculo...»
Vi faccio un regalo.
Potete avere tutti i pregiudizi che vi va sull’uomo, sullo stronzo, ma sull’artista, ascoltando questo disco c’è soltanto da gioire che sia stato scritto.
Uno dei dischi migliori della storia della musica italiana. Uno dei più “semplici”, anche. Un appartamento, un’anima ferita e un pianoforte. Sono passati 10 anni e nulla che sia arrivato a quel livello, questo è vero.
Ma ringrazierò sempre il cielo, il destino, l’ispirazione e il dio della musica, se c’è, per aver colpito il signor Marco Castoldi e avergli fatto scrivere e pubblicare queste dodici, meravigliose canzoni.
Vi faccio un regalo e le metto qua sotto, basta cliccarci sopra e per il tempo di queste dodici canzoni potete cambiare spazio e tempo: in un appartamento, altrove, applicando alla vita i puntini di sospensione.
Buon decimo compleanno Canzoni Dell’Appartamento.
Marco, ti aspet(tiam)o.
Mm
Vota Mm @ A Tu Per Gu | X FaQ
Daje che non vi chiedo mai voti per un cazzo, quindi votatemi porcatroia.
- B: Come stai?
- Mm: In ansia
- B: Per cosa?
- Mm: C'è qualcosa per cui NON DOVREI essere in ansia?
Non essere in grado.
Audrey Tautou photographed by Thomas Leidig.
(via michael-fassbender)


