Il tuo problema
Il tuo problema è che non parlo.
Che resto in silenzio. Che i miei problemi nascono e muoiono dentro me, dopo che a risolverli sono stato sempre e soltanto io. Il vero problema è che se un ragazzo urla, sbraita e si fa sentire, se ti crea problemi e danni e guai puoi lamentartene. Se riesce a gestire autonomamente la propria vita senza dare fastidio che non sia ogni tanto un passaggio con la macchina, non sai che dire e ti appigli a ragnatele fragili.
Il tuo problema è che non ascolti. Che non ti accorgi quando parlo, se parlo seriamente, ma sei pronto ad attaccare se per sbaglio mi lascio andare ad una battuta. E non mi conosci. Mi sopporti come un peso e non mostri felicità della mia esistenza. Me ne andrei se il mondo fosse un posto migliore e se non amassi la mia stanza e i miei dischi.
Non cerco il confronto, perché il tempo cattivo maestro ti ha insegnato a non imparare, tantomeno da chi di tempo ne ha vissuto di meno. Non la chiamerei ignoranza, tantomeno stupidità. La chiamerei facoltà di non comprendere, come direbbero i cari Subsonica.
Il tuo problema è che non parlo, e vorresti che dessi fastidio per poterti lamentare, quindi ti lamenti di quello che non faccio.
Il tuo problema è che non ascolti, e non ascolti né me né gli altri che ti sono intorno.
Il tuo problema dovrebbe essere il tuo problema, e non essere anche il mio.
Mm
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