Apologia del Belgioioso (ai Frutti di bosco) il giovedì pomeriggio davanti alla tv.
Non so chi sia a decidere certe cose, ma di certo resto interdetto dinanzi ad alcune inspiegabili sparizioni. Mi spiego: chi è che decide quando un prodotto, un oggetto, un tipo di biscotti, un gelato, un programma televisivo, uno yogurt, un giocattolo, una qualunque cosa per cui la gente letteralmente impazzisce debba non essere più creato e prodotto?
Forse sono gli stessi tizi, la stessa cricca di persone che ha formulato quella strana teoria secondo cui se muori presto, diventi automaticamente un mito. Robe che compravi tutti i giorni e che d’improvviso, sine cagione, spariscono da un giorno all’altro, restano nei ricordi di chi li amava e che ora vive nella speranza che qualche manager illuminato possa farli resuscitare e reintrodurli nel mercato. D’altronde va molto di moda ultimamente il revival anni ’90, un’epoca piena di cose stupende, proprio cose nel senso di oggetti.
Stanotte, non avevo voglia di cucinare quei pranzi notturni mastodontici che in confronto Alessandro Borghese è Winnie The Pooh e così ho ingannato il tempo e i succhi gastrici con un vasetto di Frùttolo. Alla fragola. Quelli di mio nipote. Certo, avrei potuto prendere uno dei miei yogurt naturalissiminovantanovepercentofrutta, ma vuoi mettere con il rosa fluo innaturale abboffato di coloranti made in Nestlè, e soprattutto quei 10 minuti spesi a fissare la pellicola chiedendoti dove cazzo vada l’accento della parola FRUTTOLO, se sulla U o sulla O?
Lì, mentre affondavo il cucchiaino in quel ricettacolo di dolcezza fruttata mi è salita una lancinante nostalgia del Belgioioso. Non la versione formaggio, ma quella yogurt, ai frutti di bosco. (Lo scandalo è che sul web non esiste una singola immagine del belgioioso. Che schifo). Viola, cremoso, dolcissimo e insoddisfacente, che se non ne mangiavi almeno tre non eri abbastanza sazio da stare tranquillo e attento a guardare tutta la puntata di Solletico.
Solletico: altra icona anni ’90, un programma per bambini intelligente e divertente, con giochi geniali e che aveva le puntate tematiche. Il giovedì c’era quella sulla musica e c’erano sempre degli ospitoni assurdi tra le popstar del momento. Pomeriggi spesi a tifare (a stagioni alterne) per i Ramarri Verdi e le Pantere Rosa, senza mai telefonare in studio, per chissà quale motivo.

Solletico, così come il Belgioioso, è sparito all’improvviso, senza lasciare una degna alternativa. Un po’ come il mai dimenticato Winner Taco, un capolavoro di ingegneria dolciaria composto da una mezzaluna di cialda ripiena di gelato alla vaniglia variegato al caramello sigillato da cioccolato croccante con noccioline: piaceva a tutti e vendeva tantissimo, quindi è ancora oscuro e alquanto incomprensibile per quale cazzo di motivo non lo facciano più.
Proprio come Michael Jackson, Jeff Buckley, Heath Ledger e tanti altri artisti scomparsi troppo presto, questi oggetti (a cui potrei aggiungerne infiniti, compresi migliaia di giocattoli il cui capofila sarebbe certamente lo storico robot Emilio) continuano a vivere nella scia del loro mito, nei ricordi di chi crede che gli anni ’10, uguali, identici, ma con il Belgioioso ai Frutti Di Bosco, con il Winner Taco, con Solletico al pomeriggio su RaiUno e tutte le altre vittime delle sparizioni incomprensibili, sarebbero anni molto, molto migliori.
Mm
p.s. In questo post sono stati volutamente evitati riferimenti a Bluvertigo, TRL, Mtv-quando-ancora-passava-musica perché non sono emotivamente pronto ad affrontare la questione senza piangere.
Non importa dove (Morgan “Con Certo” - recensione)
Arrivo a questo concerto praticamente distrutto e con la faccia impiastricciata da lacrime e sonno. In macchina, c’è stata una delle più (im)memorabili litigate con mio fratello, una di quelle cose che soltanto con tuo fratello potrebbero accadere, altrimenti ti scordi completamente che poi si fa pace. È il 20 Luglio. A Roma splende il sole ed è una bella, bellissima giornata. La direzione del nostro viaggio è l’introvabile Via Di San Pancrazio, 10, per il “Con Certo” di Morgan, accompagnato dall’orchestra di Massa Carrara. Marco Castoldi, un uomo dalla cultura e bravura smisurata, a cui il sottoscritto deve tanto, tipo, l’esame di stato dedicato alle canzoni dei Bluvertigo. Proprio il giorno prima dell’esame di stato, (anzi, la notte prima) ricevo una mail di Sergio Carnevale, il batterista della band che mi fa gli auguri per l’esame e mi invita ad una data del nuovo tour del Castoldi. E così sono al botteghino, a dribblare la fila perchè (modalità Orgoglio: on) “ho gli accrediti”. Entriamo nella suggestivissima cornice del parco, tra gente che fa Jogging, e nello spiazzale principale troviamo la meravigliosa struttura creata per la rassegna “I Concerti Nel Parco”.
Il Castoldi è lì, sul palco, a registrare un’intervista per SkyTG24, tranquillo e pacioso con la sua aria stralunata. Mi aggiungo al capannello di fan assiepati sotto al palco. C’è la 14enne “bimbaminkia” che l’ha scoperto con X Factor, c’è la quasi30enne che seguiva i Bluvertigo, la 16enne con la passione per la fotografia che non si riconosce nella sua generazione (e con la quale farò, puntualmente, amicizia) e ci sono io. 17enne a metà tra il lavoro di redattore per iPodmania e il fanatismo più ossessivo verso il Nostro. Dopo l’intervista, Morgan si alza e viene verso noi ragazzi assiepati e tranquillo e pacioso (aridaglie) firma autografi e parla con la gente.
Al che decido di urlare: “Marco!”.
Si gira. Mi guarda.
“Questa è la mia maturità!”.
E gli lancio sul palco la mia tesina. 70 pagine di morbidezza con copertina rigida ed apertura a finestra (una roba graficamente molto curata). La prende al volo e esclama “Nooo…bellissimo!” “Ho preso 70”
“Eh, settanta mi da tanta…che vuol dire?”
Tante persone mi hanno detto di non interessarmi del voto della maturità, ma mai quanto stavolta la cosa mi convince, soprattutto se attraverso un gioco di parole dei suoi.
“Volevano uccidermi! Ho suonato “L’Assenzio” all’esame di stato!”
Ride, tanto. Si accovaccia, mi guarda e mi dice “Sei completamente matto”, e mi abbraccia.
Immaginate, voi che avete fatto la tesina della maturità su Verga o su Ungaretti, di ricevere un loro abbraccio di riconoscenza. Solo che forse Verga e Boccaccio nella vostra vita non hanno avuto tanta importanza. Morgan nella mia, si.
Scherza con le persone accorse a farsi firmare il suo libro (“Tutti col mio libro? Ma quanto siete colti…”) e dopo un po’ si ritira nel backstage prima dello show.
Intanto (dopo che un po’ di fan si sono avvicinati chiedendomi come cacchio abbia fatto la tesina sui BV) si staccano i biglietti e si prende posto nella struttura permette una visuale ottima anche nei posti più lontani dallo stage.
Sul palco sale Fabio Cinti, il cantautore pupillo di Morgan, per aprire il concerto. È il suo compleanno e Morgan decide di fargli un regalo salendo sul palco accompagnandolo al piano e sussurrandogli “Tanti Auguri”. Dopo l’opening, è il turno dell’orchestra, diretta dal Maestro Carlo Carcano, che si aggiunge a Megahertz (basso e “postazione sintetica”) e Sergio Carnevale (alla batteria, come nei Bluvertigo).
Salgono sul palco, e l’intro è spettacolare, con il M° Carcano che prende i suoni degli archi e li manipola con un solo gesto delle mani, creando (insieme alle stelle di Roma sopra le nostre teste) un’atmosfera stupenda, rotta però dalla signora al mio fianco: una vecchia bacucca trascinata qua dalla voglia di essere cool che mi chiede “Ma quello pelato è Morgan?”. No, signora mia.
Lui non è Morgan e lei avrebbe fatto meglio a stare a casa a guardare “Passaggio a Nord Ovest”.
Poi il concerto inizia. Marco sale sul palco e si siede alla sua postazione: Pianoforte, Clavicembalo, diamonica, iPad, iPhone (che squilla qualche minuto dopo e costringe il Nostro ad attivare il “Modo Aereo”).
L’apertura è affidata a “Cieli Neri”, l’unico brano dei Bluvertigo che verrà suonato stasera, visto che l’attenzione sarà volta ai brani della carriera solista di Morgan e ad alcune grandi cover, proseguendo il discorso di “Italian Songbook”, impreziosite dall’orchestra e dagli arrangiamenti ariosi. Il gioiello assoluto è sempre lei: “Altrove”, un momento imperdibile per i fan del cantautore milanese, e una performance da brividi conclusa proprio dal pubblico a cui Morgan chiede di cantare, complimentandosi per l’intonazione, dandomi la piccola soddisfazione di aver “cantato con Morgan”. Grazie, Mà.
Altro attimo degno di nota è l’esecuzione che tutti attendevano al Festival Di Sanremo, che non ci avrebbe delusi, eh no. Ascoltata dal vivo, “La Sera” è emozionantissima, con Morgan che dopo l’operazione alle corde vocali ha acquistato qualche tono in estensione e non ha paura di lanciarsi in complicate acrobazie vocali. Altro che modi, luoghi e laghi.
Dal pubblico qualcuno chiede di eseguire brani dei Bluvertigo, e Marco, alla voce che urla “Sono=sono”, risponde candidamente “Buon per te”. Morgan non si risparmia, dà l’anima, scherza con la band, col pubblico, rigira il microfono, gioca con gli strumenti, con l’iPad da cui fa partire synth stellari e fa impazzire il backliner addetto ai suoi strumenti. Suona di tutto, fuma sul palco, riesce a cavare suoni anche dalla lattina di Coca-Cola e dalla sua stessa gola mentre beve e dopo la divertente “Crash” lancia il basso costringendo il suo backliner a recuperarlo al volo.
Suona “Parla Più Piano” (il tema de Il Padrino), e la signora accanto a me la canta a squarciagola stonandola tutta e stonandomi le orecchie, per poi eseguire più che magistralmente due cover di De Andrè. Al termine della travolgente “Un Giudice”, qualcuno del pubblico chiede che Morgan suoni “Il Cantico Dei Drogati”, ma la risposta sarà “No, mi sembra troppo pertinente”, promettendo però nelle prossime date “L’Assenzio”, composta col maestro Carcano. Ecco, è anche autoironico, il ragazzo, dopo tutto ciò che gl’è successo.
Dopo aver suonato tutto il suonabile, arriva anche un Ukulele, con cui Morgan esegue “U-Blue”, brano dedicato alla figlia Anna-Lou.
Un’altra perla dello show è “Amore Assurdo”, che inizia con un synth suonato su iPad e che è una delle composizioni migliori del Castoldi, qui quasi lacrimevole e intensa…’che quasi piango.
Ciò che lascia sconvolti è il perfetto incastrarsi dei ruoli tra il frontman, la band e l’orchestra. Morgan e Sergio sono in alchimia perfetta, sembra quasi non di vedere un cantantepianista e un batterista, ma due dei Bluvertigo.
Dopodichè il Castoldi, se ne va.
Ovviamente è la solita pantomima da concerto che precede i Bis.
I bis che sono “The Long And Winding Road” dei Beatles lascia seriamente senza parole dalla perfezione con la quale viene eseguita (a mio avviso uno degli arrangiamenti orchestrali migliori nella storia della musica pop, qui reso perfettamente, nonostante la vecchia accanto a me l’abbia cantata tutta stonandola e senza acchiappare una parola una), “Una storia d’amore e vanità” (mah, a chi sarà mai dedicata?) e quella che secondo Morgan è la canzone pop perfetta: “Il Nostro Concerto” di Bindi: sintesi perfetta tra l’emozione dell’orchestra, la bravura della band, le capacità al piano e la vocalità di Morgan.
Il concerto finisce, ma Morgan non lascia il palco, saluta tutti, ringrazia il pubblico quando è invece il pubblico a voler ringraziare lui.
No, non se ne va, intona al piano “Arrivederci” di Bindi e poi richiama a raccolta l’orchestra per un ultima canzone, nemmeno prevista in scaletta (che io avevo sbirciato prima dello show), ovvero “Qualcuno Tornerà” di Piero Ciampi.
Quasi non vuole andarsene..Morgan è tornato a fare ciò che vuole e che deve: Suonare, lontano dai pettegolezzi e dai casi.
Suonare, ciò che riesce meglio, ciò in cui eccelle.
Incontro Sergio Carnevale, gli regalo il disco di mio fratello, facciamo un po’ di chiacchiere, parla tranquillamente dello show e sembra felice di incontrarmi.
Saluto la fotografa, entriamo in macchina e, accompagnato dalle stelle di Roma, lascio che le cose mi portino altrove.
Non importa dove.
Mm
articolo tratto da www.iPodmania.it
Morgan
“Con Certo”
@ Roma, 20 Luglio 2010
Questo video fatto in una notte (e finito alle 5 di stamattina) serviva come improvvisata introduzione dell’esame di stato di un mio amico. Era un tentativo di far conoscere ai prof chi fossero i personaggi di Skins (o almeno della prima generazione) in un minuto soltanto.
Lo carico, così…senza un reale motivo.
‘chè se vede pure male…
E non si vede manco bene…
Mm
BLUVERTIGO "Live @ Mtv Day 1999 EP"
Sono sparito dal blog.
Sembra strano, ma sto studiando.
Nelle mie peregrinazioni sul web per la tesina sui Bluvertigo ho trovato su un sito mezzo scassato questa sottospecie di EP registrato (male) dall’Mtv Day 1999, presumo da una videocassetta scrausa.
Non ho fatto altro che sistemare i tag e disegnare un artwork decente, oltre che riupparlo sulla mia (sempre sia lodata) Dropbox. Giusto per non perdere un documento importante della storia dei Bluvertigo dei tempi d’oro.
Nello Zippone ci sono le quattro canzoni (“Zero”, “La Crisi”, “Fuori Dal Tempo” e “Disco Labirinto” dei Subsonica con Morgan) e l’artwork disegnato da me.
Spero possa interessarvi.
Ora scappo, ‘chè l’esame è il 6.
Mm

Smells Like Teen Spirit (Culture giovanili e le loro icone: da Elvis ai Nirvana a Scanu)
Arieccolo. Il saggio breve scritto ieri. Non mi piace, eccettuando la citazione finale.
Carino, ma niente di che…in ogni caso…eccolo.
Mm
C’è un esperimento che chiunque dovrebbe provare. Recarsi ad uno di quegli eventi musicali generici (tipo il PrimoMaggio o quelli organizzati da Mtv) che contengono musica di ogni genere. Poi, anzichè guardare il concerto, dare le spalle al palco, guardare il pubblico ed analizzarlo. Potrete trovare ogni tipo di persona, nel mare di giovani che popola la piazza: la tamarra che è capitata lì per caso, i rocker pronti a farsi trascinare dalla musica, gli emo di nero vestiti e truccati, le ragazzine urlanti e teledipendenti e una minoranza di ragazzi normali, tra i miliardi di etichette create.
Perchè adesso il mondo giovanile è contorto, sfaccettato, ben diverso da ciò che mostrano i servizi del TG1, e per quanto spesso anche questa varieganz possa apparire finta e piatta, perlomeno è diversificata e multiforme. In passato, invece, la cosiddetta cultura giovanile aveva modelli di riferimento ben precisi, ideali comuni e movimenti ben definiti, diversamente dalla liquidità smisurata di pensiero odierna. La prima grande icona fu James Dean, a cui tutti volevano assomigliare e reso leggenda dalla prematura morte. La “Gioventù Bruciata” che portò sullo schermo divenne quasi un ideale per i giovani dei 50’s che però, si sa, cambiano idea spesso e quindi dopo pochi anni ce li ritroviamo nella Beat Generation, nel pacifismo e nei moti rivoluzionari del ‘68. Le icone diventano i musicisti, persone che prendono il proprio cuore e lo trasformano in versi e musica. Elvis e i Beatles hanno preso la musica popolare e ne hanno fatto idealismo, potenza, potere mediatico. Ad esempio se l’esperimento dell’osservare il pubblico di un live fosse stato fatto in quegli anni, si sarebbe potuto considerare Woodstock, i tre giorni più deliranti della storia del rock, al centro di quella Summer Of Love che rese unico il 1967 e cambiò gli ideali dei giovani, portandoli verso la pace, l’amore e (soprattutto) il Rock’N’Roll.
C’è una piccola legge non scritta da considerare: le verità, purtroppo, sono detenute dal cosiddetto “mondo degli adulti”, quel mondo un po’ triste di persone che semplicemnete, non più capaci di comprendere i giovani, o invidiosi per il non esserlo più, sfogano questi sentimenti nella denigrazione del mondo giovanile. Così, chiedendo ad un adulto cosa ne pensi del mondo dei giovani, quest’ultimo risponderà una infinita serie di banalità precotte a metà tra il luogo comune e la stupidità pura. Per questo si dipingono i giovani come incapaci di distinguere bene e male, schiavi degli esempi negativi, vittime di loro stessi. E invece no, perchè per un Jim Morrison che muore per overdose, ci sono milioni di ragazzi addolorati per la morte del proprio idolo che non toccheranno mai e poi mai una siringa.
Vero è, invece, che nell’indole giovanile sia innata la contestazione, l’andare contro gli schemi. E lo vediamo anche negli anni settanta col punk. Questa indole, però, negli 80’s subisce una battuta d’arresto. Nascono i Paninari, probabilmente il movimento più infimo della storia. I ragazzi considerano soltanto l’immagine e sono puri stereotipi, con i loro giubbini Moncler, i borselli Naj-Oleari e le scarpe Timberland. Questo, però, accade soltanto nell’Italietta dove addirittura i Duran Duran sono considerati trasgressivi e dove si scatenano battaglie tra le fan della band e quelle degli Spandau Ballet. Tristezza.
L’attuale stato della cultura giovanile è il risultato di un’evoluzione iniziata negli anni ‘90. Il movimento Grunge, infatti, è stato il primo di una lunga serie di diversi modi di pensare contemporanei, alternativi, sempre in evoluzione ma mai omologati.
“È divertente perdere e fingere”, cantava Kurt Cobain con i Nirvana in “Smells Like Teen Spirit”, simbolo dell’adolescenza 90’s. Tra capelli ossigenati e camicie a quadri si urlava la propria rabbia, e ciò è stato d’esempio per i tantissimi movimenti successivi. Ora, la sfida è nell’essere una minoranza, nel diversificarsi (spesso fintamente) e gli idoli sono tristi icone del delirio televisivo degli ultimi tempi. Gli emo, i truzzi, i brutal e le tante, troppe diverse coesistenze giovanili attuali sono il frutto di una voglia di sentirsi parte di qualcosa, di non sentirsi soli e nulli. È triste, ma anche i tempi che stiamo vivendo lo sono. Altro che “Smells Like Teen Spirit”. adesso si vuole soltanto essere diversi. “In tutti i modi, In tutti i luoghi, in tutti i laghi”.
Mm
Un occhio in più
A questo tema ho preso 8. Non mi piace, mi sembra un’accozzaglia insensata e molto tirata per i capelli. Bah.
In ogni caso ho parlato di twitter e del carattere Helvetica. Grande…grandissima conquista.
Mm
Nell’anno 2009, in Iran, la repressione è tale da impedire ai cittadini una vita serena, così, come prevedibile, scoppia una rivolta. Secondo TV e giornali, controllati dal governo, non sta accadendo nulla, va tutto bene. Anche Internet, una volta isola felice per l’informazione libera, viene bloccata con filtri restrittivi che impediscono l’accesso ai social network, tranne uno: Twitter.
Twitter è un social network basato sui “tweet”, brevi messaggi di testo lunghi al massimo 140 caratteri, e raggiungibile non solo via web ma anche via sms. Grazie agli SMS, Twitter diviene in poche ore l’unico organo di informazione sulla rivolta iraniana. I grandi media, tuttavia, continuano ad ignorare perlopiù la news relegando il dramma al ristretto popolo (dalle larghe vedute) del web. Fino a che un ragazzo iraniano non decide di prendere il proprio cellulare e riprendere gli scontri, per poi postare il video su Twitter. Il filmato mostra una ragazza, morire, per mano delle forze dell’ordine. Insanguinata, dilaniata da una guerriglia di repressione. “Muore”, come dirà Roberto Saviano, “con gli occhi aperti, insegnando a noi con gli occhi chiusi come si muore”. È stata uccisa perchè aveva un cellulare.
Il video comincia a circolare sui grandi network televisivi e, d’un tratto, tutti quei tweet sono sembrati realtà. Prima erano soltanto messaggi che parlavano di gente morta. Adesso avevano una faccia, un volto…e del sangue che vi scorreva sopra. In quell’istante, si ha la consapevolezza che in Iran stia accadendo qualcosa. Le immagini hanno colpito raccontando ciò che migliaia di parole avevano già raccontato, eppure hanno colpito di più. Lo strapotere dell’immagine ha portato e persone a non voler “credere”, ma a voler “vedere”, infondendo in loro allo stesso tempo scetticismo e diffidenza. Le parole, lasciano a noi il compito di immaginare…mentre le immagini lasciano poco spazio all’immaginazione, imponendo la (triste? Esaltante? Deludente? Cruda?) Realtà.
I primi a comprendere la forza delle immagini, sono stati senza dubbio i pubblicitari. Pronti ad eccitare la nostra libido di shopping, regalandoci immagini di cheeseburger sorridenti e “cuori di panna” senza accenni d’infarto, ben lontani dalla realtà. Ma la parola è altrettanto potente ed importante, così il caro vecchio slogan, che espone la filosofia dell’azienda è spedito in un angolino, mentre catalizzare l’attenzione è compito del claim, una frase che deve esaltare l’immagine e dev’essere esaltata allo stesso tempo. Ma anche qui entra in gioco la parte visiva. La scelta del Typeface, il carattere.
Pare, ad esempio che un qualsivoglia messaggio sia di gran lunga più efficace se scritto con il carattere “Helvetica”, semplice e privo di personalità, per dare importanza alle parole e non a come siano scritte. Nella musica, ad esempio, negli anni ‘80 si sono affermati i videoclip per visualizzare il brano che si sta ascoltando spesso togliendo magia all’immaginazione scaturita dalla musica, ma che col tempo ha raggiunto il compromesso dell’esaltazione di entrambe le parti artistiche, quella quasi cinematografica e quella musicale, senza che si oscurino a vicenda. Come per i clip, così per la pubblicità, tutto sta nel cercare la giusta misura tra informazione scritta e informazione visiva poichè l’una completa ed implementa l’altra di elementi differenti. Spesso la visualizzazione rende più semplice l’apprendimento, basti pensare agli alfabetiere per i bambini delle elementari così quanto ai tristi corsi di lingua in dvd. Le ragioni di ciò sono anche soggettive, e dipendono dalla presenza o meno nell’individuo di una memoria fotografico-visiva, mentre per altri è più necessaria una narrazione più esplicativa dell’idea in questione. Nei romanzi, spesso la componente immaginifica è imprescindibile in diversi modi: leggendo un libro automaticamente il nostro cervello crea le immagini dei luoghi e degli avvenimenti narrati, soprattutto se la narrazione sia povera di dettagli, oppure la narrazione può essere estremamente ricca di descrizioni, dettagli e spunti di immaginazione visiva tanto da immergere quasi il lettore in una storia non solo da leggere, ma anche da visualizzare, un po’ come Manzoni nel suo “I Promessi Sposi”, immaginifico fino allo stremo.
Tutto sta nella giusta misura, nel dare importanza sia alla necessità di attirare l’attenzione che a quella di informare, trasmettere, di comunicare.
Ormai la comunicazione, in ogni campo, non può prescindere più dalla propria componente visiva, tanto che spesso sono le fotografie, in campo giornalistico, il vero fulcro dell’articolo. Il premio Pulitzer, oltre che ai giornalisti, può essere assegnato ai fotografi, poichè spesso alcune notizie, alcuni fatti, alcuni avvenimenti restano nell’immaginario collettivo grazie ad alcune immagini iconiche, basti pensare a Tien-An-Men, l’11 settembre e soprattutto l’epoca moderna, in cui a raccontare la notizia, può essere una foto scattata col cellulare da un qualunque Sig.Nessuno. Ognuno di noi, in tasca, ha un occhio in più per dare la propria visione delle cose, tramite il proprio iPhone, cellulare, BlackBerry, fotocamera. Si è soliti registrare filmini delle vacanze, non tanto scriverne cronache. Semplicemente, alcune immagini spingono alla riflessione, mentre alcune forme scritte spingono all’immaginazione. La forza delle parole è uguale, se non superiore a quella delle immagini, ma quest’ultime, hanno il retrogusto del ricordo, dell’immediatezza, della cattura di un secondo in eterno.
Mm
Con buona pace delle bimbeminkia (con la K)

In tanto tempo che faccio questo strano lavoro, cioè vivere (per la cronaca, più o meno diciott’anni…per la precisione 18 il prossimo settembre e sarò promosso da adolescente ad adolescente maggiorenne), tra le poche cose che ho imparato c’è di certo che quando le cose meno te le aspetti, tornano.
Torna TRL.
Ti Erre Elle.
Ti Ar El.
Total Riquest Laiv.
Total Request Live.
Torna.
Cioè, per ora torna un surrogato (in gergo chiamasi spin-off, ma me ne f8 di come si chiama, sono tra il felice e l’incazzato e in questa frase volevo mettere l’incazzato) intitolato “My TRL Video”. Un’ora di videoclip a rotazione dalla (bella, complimenti a chi l’ha scelta) playlist, votabile su www.mtv.it/trl.
Ok. I video, sono a rotazione. La classifica? Una volta a settimana, il sabato, c’è la TRL Weekly Chart.
Triste come roba, obiettivamente.
Però?
Però l’8 Maggio 2010 ci sono i TRL Awards 2010. A Genova.
Quindi qualcosa è nell’aria…dovevamo aspettarcelo anche dalle (idiote) pubblicità della (idiotissima) Seat Ibiza TRL (che lanciata quando TRL è stato chiuso, avrà avuto un riscontro di vendite pari al secondo album delle Lollipop, senz’offesa).
Adesso. Che succede?
Intanto TRL è in Italia da 10 anni, dal 2 Novembre del 1999 e ha avuto l’oggettivo pregio di portare per tutti gli anni Zero, la musica nelle piazze, a portata di mano, completamente gratis. Potevi incontrare chi ti pareva soltanto allungando la mano o a poche fermate di metro di distanza. La città cambiava, si riempiva di giovani ad ogni ora, e nel pubblico facevi sempre amicizia, e se ti andava bene (addirittura) rimorchiavi. Alla sua nascita, TRL Italia era come il centro della programmazione musicale di Mtv, ci trovavi LùnaPop, BackStreet Boys, Britney, *nSync, ma anche Bluvertigo e Blink-182. Sarà la musica ad essere moribonda, ma ultimamente ci vedevo sempre e solo marchicarta, alessandreamoroso e valeriscani. C’ho visto addirittura un raro esemplare di Luca Napolitano selvatico. Roba che quando ho cantato io che ho conosciuto gli Zero Assoluto c’era da esultare. Il centro di Mtv, il classificone che raccoglieva i gusti del pubblico, si è ridotto ad essere il centro della teen-bubblegum-emo culture che tanto sta mandando a puttane la mia generazione.
Un esempio? Le repliche di TRL, prima, nel 2004, andavano in onda su Hits. E Mtv Hits!, appunto, era il canale con cui lo show aveva un contatto più stretto. Poi hanno mandato tutto su Pulse, come se i Coldplay (in quanto over20) non avessero più niente da dire. Quando, l’anno scorso, sono entrati in classifica i The Black Eyed Peas con “I Gotta Feeling”, ho visto Carlo Pastore respirare di nuovo, dopo mesi e mesi.
Adesso, il recupero. È quello, in cui spero.
Da qualche mese un meraviglioso “TRL Story” (repliche delle puntate vecchie e stravecchie, praticamente oro per il sottoscritto che non può guardarlo perchè non ha Sky e quindi vi invita a inserire qui una bestemmia a piacere: ___________) va in onda su Mtv Hits! (Hits! Non Pulse! ‘Affanculo!)
Adesso, “My TRL Video”. Un logo molto “gommoso” ed una grafica ORRIBILE, playlist con tanta merda ma anche con tanta roba che lascia intravedere in lontananza un leggero cambiamento. Finlli e Tokiarbergo, ok, ci stiamo. Ma Paramore, Mengoni, Noemi (non ho avuto il coraggio di vedere se ci fosse Valerio Sbaubau), Jessica Brando, Le Vibrazioni, Mary J. Blige, Vasco…Insomma, non è TUTTA roba teen, o comunque quello che infestava la playlist ultimamente.
A sorprendere è la top10 provvisoria: i Tokio Hotel soltanto alla 5, e con questo NON VOGLIO INVITARE LE FAN DELL’EMO-WURSTEL A VOTARE, anzi, consiglio loro di sentire i loro dischi e non rompere i coglioni, però soltanto che è strano e bello vedere degli elementi pop tuttavia accettabili e musicalmente non idioti: Jovanotti, Avril Lavigne, Ke$ha…ci sto.
E adesso che succede? Una nuova edizione? Soltanto la classifica?
Per ora questa rotazione, poi gli awards e forse (ma forse, eh)…a settembre una nuova edizione, nel segno della buona musica e di un cambiamento (sono promesse un po’ “Alla Silvio”, ma speriamo)…ma può darsi anche che addirittura, se i vertici di emtivvì dovessero ravvedersi, subito dopo gli awards ci possa essere un bel tour in giro per l’Italia. Speriamo senza Lost, Finley e Jacopo Sarno, altrimenti se vengono a Napoli gli lancio addosso una bella statuetta di Piazza Del Plebiscito cadauno.
Magari cambia tutto, magari torna il TRL di una volta, magari con musica buona.
Magari la musica torna a mezzo metro dalla mano che hai alzato per fare il tuo gesto Rock’N’Roll.
Magari questo sogno non si spezza…e rivedrò le piazze piene di gente che si diverte, urla, si sbraccia, cerca di farsi inquadrare ed agita in aria i piselloni gonfiabili.
Magari, stavolta (ma resterà un’utopia) ci troviamo i Radiohead alla #1, con buona pace delle bimbeminkia.
Mm
Shhhh…
Secondo l’orologio in cucina (secondo lui, eh, non secondo me, non mi fido poi così tanto di quello lì), sono le 2 e 7 minuti di notte. Ho appena smesso di leggere Rolling Stone e con tutte le sue simpatiche pippe mentali su “cosa resterà di questi anni zero” (come ha fatto Raf a lasciarsi sfuggire st’occasione?) mentre in cuffia ascoltavo lo zio T(h)om Yorke.
Adesso: se quelle sugli anni zero sono solo pippe mentali, mio caro Mm, ‘cazzo le leggi a fare?
Ti ringrazio per la domanda, ma la risposta è semplice, le “masturbazioni cerebrali” (citazione colta) che sono scritte nel giornale sembrano esattamente le mie, con risultati diametralmente opposti ma con le stesse necessità di partenza.
Loro, quelli di RS, ci hanno anche fatto un libro sugli anni zero, che devo assolutamente aggiungere ad aNobii domattina. Quelle domande, dicevo, sono le stesse che girano nella mia testa da un po’. e nascono da diversi fattori. Nonostante mi piaccia tanto tanto il revival dei 90’s, perchè lì sono iniziati i miei ricordi, adori gli 80’s perchè c’erano i Queen, i 70’s…sempre per i Queen e i 60’s per i Beatles, gli anni Zero sono (che mi piaccia o no) i MIEI anni. Quelli in cui ho iniziato ad avere una mia vita staccata dalla mano di mia madre, quelli in cui ho iniziato a fare delle scelte, degli errori e quant’altro. E poi dalla necessità di catalogare tutto. Liste, Classifiche…che poi è il motivo per cui faccio Alta Fedeltà, uso iTunes e l’iPod (e non un mp4 di merda e i file sparsi in cartelle), ho i Cd in ordine alfabetico, i giornali con cura e precisione maniacale ed uso aNobii per gestire i libri. Scegliere da solo libri, dischi, film della decade era la mia idea ma per me sarebbe pressochè impossibile. Sono molto critico ma troppo umano. Qualche giorno fa quasi mi son sentito in colpa per avere stroncato un disco di Morgan in una recensione…Morgan, che io adoro. Ma tant’è.
Il fatto è che mi stupisco di come tra le tante persone che conosco, poche siano quelle che arrivano ad un livello accettabile di consapevolezza di ciò che stanno vivendo, di ciò che sono, di ciò che hanno tra le mani. Non penso che Thom Yorke abbia avuto di questi problemi, lui che mi urla nelle orecchie, ora.
C’è qualcosa che non va, qualcosa…non so di preciso cosa. Forse è la stessa cosa che mi farebbe venire voglia di prendere a testate quelli che parlano senza conoscere, quelli che tirano fuori frasi geniali tipo “Alla fine il mac non è altro che un pc che costa tanto” o “Tanti vanno a prostitute, puniteli tutti non soltanto Berlusconi”, oppure quelli che hanno scaricato iMussolini per l’iPhone o quelli che manco sapevano che cazzo fosse il giorno della memoria.
Saranno discorsi da disadattato, ok.
Allora per qualche rigo, scrivo soltanto le cose che mi accomunano agli altri: Tiziano Ferro mi fa spesso venire i brividi, l’iPad è una figata pazzesca, Avatar è obiettivamente un film della Madonna, una rivoluzione culturale, una profonda metafora su tutto ciò che ci circonda adesso dalle relazioni interpersonali alle identità internettiane (che brutto ‘sto termine, non lo sentivo da Topolino del ‘99), passando per l’amore interrazziale, la guerra, il razzismo, fino al rispetto della natura e l’amore e basta. Un condensato di anni Zero in una storia di tre ore che dubito mi dimenticherò facilmente, nonostante la scena finale fosse proprio da manuale “Cinema Per Negati”. Qualche mese fa, andai con Mary (il mio amore) ed alcuni altri ragazzi al cinema a vedere quel capolavoro di “Where The Wild Things Are (Nel Paese Delle Creature Selvagge)”: commovente, malinconico, emozionante.
La sala intanto s’era svuotata e anche gli altri volevano andarsene. Loro volevano “pariare”, emozionarsi non era tanto interessante…meglio pariare?
Non sto dicendo di essere superiore o cazzate simili, sto dicendo di avere diverse esigenze, tutto qua.
Alla fine, questi anni sono un labirinto e c’è bisogno di qualche guida per sopravvivere.
Mi sono accorto, prima, che ultimamente ascolto così tanta musica che non riesco più ad imparare le parole delle canzoni al primo colpo. Ascoltandone di meno darei più importanza alla musica che ascolto. L’ho sempre pensato che il silenzio sia il valore aggiunto della musica, per questo riempio le mie canzoni di stop impensabili. Quand’ho fatto questo pensiero ho chiuso Rolling Stone, attaccato il cellulare scrauso e scassato alla molla del pantalone del pigiama e sono andato ad accendere il caldobagno, poi ho bevuto un bicchiere d’acqua e poi sono tornato al bagno per fare la cacca.
Intanto il disco di zio T(h)om Yorke era finito, così ho piazzato “Blasphemy” di Robbie come sottofondo nel buio del bagno di casa mia.
È poco poetico, forse…ma lì, mentre facevo la cacca ho sentito un po’ di suoni, facendovi attenzione. Il piano e la voce dalle cuffie, un po’ più sotto le macchine e il rumore della città, un po’ più sotto…l’ho trovato lì, ad aspettarmi…ecco cosa serve, quello ch’è mancato, forse, negli anni zero, e che può aiutare ad orientarsi nel tempo, nella vita, in mezzo ad un corridoio di schiaffi.
Il silenzio, perchè non c’ho pensato prima?
Dopo un attimo di silenzio, anche la musica sembra più bella.
Shhhhh…
Mm
Ground Zero: Il Punto Zero Degli Anni 00
Questo saggio breve è un’esercitazione scolastica…senza voto.
La professoressa ha detto che scrivo in maniera originale e personale, e che devo contenermi per non dare brutte impressioni. In pratica, secondo lei scrivo troppo bene per la scuola e mi ha consigliato di scrivere per qualche giornale o rivista. A trovarla…
Lo posto qui per non lasciarlo abbandonato in una cartella del mac.
Peace.
Mm
GROUND ZERO: IL PUNTO ZERO DEGLI ANNI 00.
Il terzo millennio è iniziato l’undicisettembreduemilauno.
Marco Mm Mennillo, 4e
Destinazione: Magazine di Cultura & Spettacolo

